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Ernest Beaux: l’uomo che imbottigliò la luce del Nord

2 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

LE VOCI DEL PROFUMO - undicesima puntata


A cura di Profumeria Lorenzi – Milano

Ernest Beaux: l’uomo che imbottigliò la luce del Nord


Ernest Beaux nacque il 7 dicembre 1881 a Mosca, figlio di una famiglia francese emigrata: suo padre, Edouard Beaux, lavorava per A. Rallet & Co., la più importante casa di profumi della Russia zarista. La sua infanzia si svolse in un ambiente cosmopolita: tra gli odori severi del gelo russo, il calore delle botteghe moscovite e l’aroma delle essenze importate dall’Europa.Ernest cresceva in una doppia identità: francese per cuore, russo per destino.


A 17 anni, nel 1898, concluse gli studi e iniziò come apprendista nel laboratorio di saponi di Rallet, dove imparò le basi chimiche degli aromi. Tra alambicchi e oli essenziali, il giovane Beaux capì che il profumo era una lingua complessa, fatta di molecole, memoria e immaginazione.Dopo due anni, assolse il servizio militare in Francia e poi tornò in Russia per completare la formazione:

nel 1907 divenne senior perfumer e membro del consiglio di amministrazione di Rallet. Aveva appena 26 anni.


Il primo successo arrivò nel 1912: Bouquet de Napoléon, un’acqua floreale celebrativa della battaglia di Borodino. Fu un trionfo commerciale. L’anno dopo, per i trecento anni della dinastia Romanov, creò Bouquet de Catherine, ispirato a Caterina la Grande. Questo secondo profumo, però, non ebbe fortuna: complice il clima politico contro tutto ciò che era percepito come “tedesco”. Eppure, la sua mano era già inconfondibile: limpidezza, eleganza, rigore tecnico.


La Prima Guerra Mondiale lo richiamò nelle file francesi, nonostante fosse nato in Russia. Servì come soldato e poi come ufficiale dei servizi d’intelligence tra il 1914 e il 1919. Si racconta che, anche in uniforme, mantenesse un’eleganza quasi innaturale.Nel caos della Rivoluzione Russa del 1917, Beaux capì di non poter più tornare a Mosca.La sua patria adottiva sarebbe diventata definitivamente la Francia.

Ernest Beaux profumeria lorenzi

Alla fine della guerra, Beaux si stabilì a Parigi, ricongiungendosi con ex colleghi di Rallet, ora trasferiti a La Bocca, vicino a Cannes, sotto la maison Chiris. Lì gli fu restituito un laboratorio tutto suo. Ernest, però, era inquieto.Aveva perso una patria, una carriera, e si ritrovava a reinventarsi in una Francia che non conosceva più.Fu allora che il destino si manifestò in forma umana.


Nell’estate del 1920, sulla Riviera francese, Beaux incontrò Coco Chanel grazie al Granduca Dimitri Romanov, amico e amante della stilista. gli chiese un profumo che sapesse di:

modernità,pulizia,femminilità non sentimentale,“biancheria appena lavata”.

Beaux ascoltò, sorrise. Aveva in mente un’idea che gli era nata anni prima, lavorando con gli aldeidi, molecole sintetiche luminose, quasi frizzanti.Preparò dieci campioni, numerati dal 1 al 10.

Coco scelse il numero 5. Un numero che considerava fortunato. E lo fu.


Il profumo creato da Beaux era un capolavoro d’avanguardia:

La formula rivoluzionaria


  • aldeidi C‑10, C‑11, C‑12 in quantità mai viste prima: un’esplosione effervescente, champagne-olfattiva;

  • un cuore ricco di gelsomino e rosa di Grasse;

  • un fondo morbido di sandalo, vetiver, vaniglia e muschi sintetici.

Ernest Beaux

Beaux aveva concepito il primo profumo astratto della storia francese, una fragranza che non assomigliava a nessun fiore reale. Era un’idea di femminilità, non una sua imitazione. N°5 divenne un fenomeno.


Nel 1924, per produrre N°5 su scala mondiale, Chanel firmò un accordo con Pierre Wertheimer e Théophile Bader: nasce Parfums Chanel. Beaux ne divenne il primo profumiere ufficiale e creò altre fragranze per la maison.Il mondo parlava di Chanel. a era la mano invisibile di Beaux a profumarlo.


Ernest Beaux morì il 9 giugno 1961, a Parigi, dopo una vita intensa e cosmopolita.

Lasciava in eredità non solo Chanel N°5, ma un nuovo modo di pensare il profumo:

  • come arte,

  • come astrazione,

  • come linguaggio della modernità.


Ogni aldeidico floreale nato dopo il 1921 porta, in un modo o nell’altro, la sua impronta.

E ogni flacone di N°5 è un omaggio all'uomo che aveva imparato a imbottigliare la luce del Nord.



CONTINUA con il dodicesimo episodio..... "Edmond Roudnitska: il monaco dell’olfatto"


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